Ciao Renato!

Ciao Renato e grazie! Grazie di quello che sei stato.Grazie di quello che hai trasmesso.

Ci hai provato in tutti i modi a combatterla, a sbeffeggiarla, sto parlando di lei, si, la SLA, la stronza. E posso dire che per lunghi tratti dei tuoi ultimi dodici anni tu l’abbia anche vinta.

L’hai vinta quando te ne prendevi gioco, festeggiando l’anniversario dalla prima diagnosi, con addobbi, cibo e festa preparate come se fosse il tuo compleanno.La vincevi tutte le volte che ci chiedevi tramite il puntatore oculare, quello che sarebbe stato il tuo prossimo sogno da realizzare.L’hai vinta nel modo in cui c’hai convissuto con la stronza, trovando il modo di comunicare, riuscendo a gestire tutto quel tempo che passavi inchiodato ad un corpo e un letto inanimato che ormai non distinguevi più, guardando la tua amata Juventus dalla tv.L’hai vinta quando hai scritto un libro con quella malattia e sei riuscito a dimostrare che avere la SLA non significa essere morti, ma purtroppo e troppo spesso, sentirsi incapaci di essere vivi; vita che invece c’è e si presenta , perché rimane la persona, rimangono i pensieri, rimangono le emozioni, rimangono i ragionamenti, la memoria e l’esperienza.

Grazie Renato perché alla fine secondo me questa guerra l’hai vinta perché hai fatto si che “la stronza” si prendesse il tuo corpo, ma non la tua persona, con i tuoi pregi e i tuoi difetti, con i tuoi pensieri e le tue ragioni, con i tuoi sogni e le tue paure. E la cosa più bella è che per lunghi tratti sei riuscito con la tua forza di volontà a mostrarcelo e ad insegnarci ad amare la vita in ogni suo piccolo aspetto a tutti noi che invece, spesso, nella quotidianità , la consideriamo scontata e monotona.

Grazie Renato e riposa in pace

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